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Newsflash |
Conforama chiude 4 punti vendita (Infocommercio, 19 dicembre 2008). Il gruppo francese ha deciso di chiudere 4 dei suoi 19 punti vendita in Italia per far fronte ai problemi strutturali che ha incontrato rilevando i punti vendita di Zamparini. Si tratta dei p.v. di Ancona, Napoli, Pescara e Pordenone, in quanto non ritenuti in grado di assicurare un sufficiente livello di reddività a lungo termine. Anche le attività direzionali e amministrative saranno riorganizzate e ciò comporterà la riduzione di 430 posti di lavoro su un totale di 2.200 unità occupate. |
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Alberto Deiana Web SIte HOME PAGE
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Dl 'sblocca-cantieri' e' legge, si' definitivo del Senato |
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Martedì 23 Dicembre 2008 11:37 |
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Il Senato converte, in via definitiva, il decreto ''sblocca-cantieri''. Il provvedimento, gia' esaminato dal Senato il 20 novembre e cambiato dalla Camera il 16 dicembre, viene approvato in terza lettura, senza modifiche, ed e' legge. Il decreto contiene vari capitoli ed e' finalizzato ad un primo sostegno all' economia in questa fase di crisi. Nel dettaglio, riguarda i prezzi dei materiali da costruzione, misure di sostegno ad autotrasporto, agricoltura e pesca, stanzia fondi per la preparazione del G8 del 2009 alla Maddalena e definisce gli adempimenti tributari per le aree terremotate di Marche e Umbria, colpite dal sisma nel 1997. Ecco in dettaglio le misure che riguardano il sostegno all'edilizia e lo stanziamento per le opere del G8: - Materiali da costruzione: per il 2008, sulla base della rilevazione da parte del ministero delle Infrastrutture delle variazioni percentuali all'8% dei prezzi dei materiali da costruzione piu' significativi, ci sara' per i costruttori una compensazione, grazie alla istituzione di un Fondo per l'adeguamento dei prezzi nello stato di previsione del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti finanziato dal FAS; - Il G8 in Sardegna: il decreto autorizza in favore della regione Sardegna la spesa di 233 milioni di euro per le opere connesse al 'grande evento' relativo alla Presidenza italiana del G8. I fondi vengono dal FAS gia' destinato alla regione Sardegna. Fonte: DemanioRE.it 23 dicembre 2008 |
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Mutui: due facce della stessa medaglia |
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Scritto da Administrator
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Martedì 23 Dicembre 2008 11:12 |
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Uno studio del Centro Studi Confindustria riferisce che è in diminuzione l'erogazione dei mutui alle famiglie italiane. L'ammontare erogato è ormai in calo rispetto ai dodici mesi precedenti, con una flessione dell'1,8% in ottobre, pari a una riduzione dello stock di 4,8 miliardi di euro. Tiene, invece, l'erogazione di credito al consumo: +5,4% annuo in ottobre, pari a +2,8 miliardi di euro. Nel complesso sono diminuiti i prestiti alle famiglie: 1,9 miliardi di euro in meno sull'ottobre del 2007. Una propensione, questa, in parte dovuta a una minore domanda e in parte ad una maggiore selettività attuata dalle banche che allungano i tempi di erogazione. Il Cento Studi della Confindustria riferisce, inoltre, che è in deciso rallentamento anche il credito bancario alle imprese che è diminuito a partire dal mese di ottobre del 2007 quando si era toccato un picco di crescita del 14,7%. La frenata è iniziata due mesi dopo il manifestarsi della crisi dei mutui subprime in Usa. A oltre un anno, nell'ottobre 2008, l'ammontare erogato resta in aumento, ma ha rallentato all'8,4% annuo, con oltre sei punti di crescita in meno. La Banca centrale europea nel Financial Stability Review commentando l’andamento del mercato della casa lancia un allarme: in questo momento critico della crisi finanziaria, il futuro per le famiglie che hanno un mutuo rischia di diventare ancor più a tinte fosche. Nell’Eurozona potrebbero infatti emergere rischi a livello di capacità ad onorare i propri debiti”. L’Europa rischia così una recessione ancor più lunga e profonda di quella attuale, perché le famiglie non riescono più a pagare a fine mese le rate dei prestiti a causa dei tassi di mercato che restano ancora elevati. Fonte: NewsPages.it Pierpaolo Molinengo 19 dicembre 2008 |
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Case, flessione record delle vendite |
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Scritto da Administrator
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Martedì 23 Dicembre 2008 11:08 |
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Qualche tempo fa, un agente immobiliare ha fotografato così il mercato: tante trattative e pochi contratti, venditori che non abbassano le pretese e compratori che non alzano le offerte. Un'opinione comune tra gli addetti ai lavori, che si riflette nel monitoraggio dell'agenzia del Territorio. L'ultima rilevazione approfondisce il dato medio sulle vendite di abitazioni – in calo del 14,1% nel trimestre al 30 settembre – e aiuta a capire qualcosa in più della frenata cominciata nel 2007.
La flessione delle compravendite è più forte nelle piccole città di provincia che nei capoluoghi. Si sente più al Nord che al Sud. Colpisce più le abitazioni che le altre categorie di immobili (negozi, capannoni e uffici). Differenze relativamente costanti nel tempo, che raccontano come cambia il rapporto degli italiani con la casa. Quelli che la vorrebbero vendere, ma non riescono. Quelli che la vorrebbero comprare, ma non possono. E quelli che, per ora, preferiscono aspettare. «Una delle ragioni più importanti del rallentamento delle vendite, se non la più importante in assoluto, è la difficoltà di accesso al credito da parte delle famiglie», commenta Caterina Andreussi, responsabile dell'ufficio studi dell'Omi, l'Osservatorio sul mercato immobiliare del Territorio. Da quando è iniziata la crisi, le banche sono diventate più prudenti nel concedere mutui alle famiglie. E, in parallelo, molti potenziali clienti hanno preferito rinviare la decisione di indebitarsi.
Il risultato è un'equazione semplicissima: meno prestiti e meno acquisti. E questo aiuta anche a spiegare perché il calo dei contratti sia stato più forte nelle regioni settentrionali. «Al Nord si ricorre al mutuo nel 54,9% degli acquisti immobiliari; molto più che al Sud, dove ci si ferma al 38,8 per cento», rileva ancora Andreussi. Più complicato, invece, è capire perché le compravendite siano diminuite in provincia più che nei capoluoghi. Le ragioni sono almeno due. Innanzitutto, nelle grandi città il mercato aveva già iniziato a rallentare, mentre nei centri minori era rimasto più vivace. Basti pensare che dal 2004 al 30 giugno 2008 le città con più di 250mila abitanti hanno visto l'aumento più alto dei prezzi delle case (+35,9%), ma anche la diminuzione più forte delle transazioni (-20%). In secondo luogo, grazie alla maggiore disponibilità di terreni edificabili, tra il 2005 e il 2007 oltre l'85% delle nuove costruzioni è stato realizzato fuori dai capoluoghi: con la conseguenza che oggi in provincia l'offerta è relativamente elevata.
Si spiega così il confronto tra la città di Roma (vendite -9,8%) e i centri di provincia (-22,3%) o quello tra Bologna (-5,3%) e il territorio circostante (-26,8%). Nel caso di Firenze e Venezia, poi, il capoluogo ha addirittura il segno positivo, ma qui è un terzo semestre 2007 molto fiacco a influenzare il dato: se si guarda ai primi nove mesi di quest'anno, il trend si allinea alle altre grandi città. La maggiore diminuzione delle vendite nel residenziale rispetto agli altri settori dipende invece da un dato storico: tradizionalmente, la domanda di abitazioni è rivolta soprattutto all'acquisto della prima casa. Come afferma la ricercatrice dell'agenzia del Territorio, «quello dell'abitazione principale è il segmento di primo approccio al mercato immobiliare ed è normale che sia il più debole nel momento in cui ad andare in difficoltà sono le famiglie. Uffici, negozi e capannoni seguono logiche differenti».
Alle difficoltà dei potenziali compratori si aggiunge poi la rigidità dei venditori. «Come sempre accade nel ciclo immobiliare – conclude Andreussi – prima diminuiscono le transazioni, poi i prezzi. Semplicemente, quando finisce una fase di crescita, i venditori non sono disposti da subito a ridurre il prezzo. E l'adeguamento può richiedere anche più di un anno». Fonte: Il Sole24Ore.COM Cristiano Dell'Oste 22 dicembre 2008 |
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